
G come Gioco. La parola di Luglio del nostro Alfabeto per il domani
Prosegue L’Alfabeto per il domani: questo mese la parola al centro della riflessione è gioco. A guidarci, come sempre, è Giovanna Brambilla, storica dell’arte, esperta di partecipazione e membro della comunità di conoscenza di CCW.
Quando si parla di gioco è molto probabile che la prima immagine a fare capolino nella testa di chi ha dimestichezza con l’arte sia quell’affollato dipinto della metà del Cinquecento dal titolo Giochi di bambini, di Peter Brueghel il Vecchio, conservato a Vienna, top ten dei puzzle sfidanti.
Ma quel dipinto, per quanto immaginifico, non è un’esaltazione del gioco, piuttosto vale come critica morale del comportamento umano, paragonando le attività degli adulti alle pratiche considerate effimere e insignificanti messe in atto dai bambini.
Chi allora può aiutarci a parlare di gioco, del tempo ad esso dedicato, dell’importanza per l’uomo di essere tanto “ludens” quanto sapiens?
L’onore va all’artista belga Francis Alÿis, che dal 1999 realizza video riprendendo bambine e bambini intenti al gioco in ogni angolo della Terra, da Kabul a Shanghai, da Bruxelles a Città del Messico, dal salto della corda alla corsa delle lumache, dal gioco solitario di evitare di calpestare le righe sul percorso da casa a scuola a quello di lanciarsi dalla cima di colline di detriti dentro copertoni di camion per rotolare all’impazzata.
Questi video (visibili sul sito francisalys.com) erano dispiegati nel padiglione del Belgio alla Biennale di Venezia del 2022, e il messaggio che raccontavano era da raccogliere e coltivare. Si gioca non solo dappertutto, a dispetto dei conflitti più feroci e delle povertà più disumane, ma si gioca con tutto, ogni oggetto può diventare strumento di gioco, trasfigurato dalla fantasia, perché il gioco è un bisogno irrinunciabile dell’umanità.
La sua riflessione, però, va oltre, perché i video raccolti mostrano che quando si gioca si accede al primo spazio in cui un bambino o una bambina impara a stare con gli altri, a conoscere, negoziare e rispettare le regole, a farsi un’idea di cosa è giusto e di cosa non lo è. Giocare con gli altri significa questo: accettare la possibilità di vincere e perdere, sapere che esistono turni e confini, che non è la forza l’ago della bilancia.
Il gioco fa crescere una comunità che esclude chi non segue le regole, è una palestra di correttezza come base dello stare bene, del divertirsi, dello scavalcare le differenze di genere, una prova che la comunità prende forma attraverso lo stare insieme e la reciprocità. Chiunque sottragga all’infanzia e all’adolescenza il gioco — per povertà, per guerra, per mancanza di spazi — è responsabile della cancellazione del primo esercizio di cittadinanza.
L’orizzonte infuocato da eccidi e distruzioni non deve fare scordare la necessità del gioco, rifugio di legami e resistenza, e CCW nutre questa prospettiva sostenendo la presenza e la ricerca di Sara Uboldi in Ucraina e in Chad, a favore della popolazione ferita nell’anima, partendo dai bambini e dalle bambine.
Sfide, fantasia, creazione abitano il gioco: Alÿs lo sa, e la sua telecamera registra con delicatezza cortili, strade e cieli; in quei gesti semplici, come un cerchio tracciato per terra, il lancio di una biglia, la tensione di un aquilone o una fila di bambini e bambine in attesa del proprio turno, emerge senza titubanza che il gioco è un linguaggio universale, che sa essere atto di resistenza alla violenza e all’ingiustizia, e scuola tenace di umanità, quell’umanità che si percepisce ogni volta che si sente la frase “adesso tocca a te”.
Francis Alÿs, Children’s Game #30: La roue Lubumbashi, DR Congo, 2021
In collaboration with Félix Blume, Julien Devaux, and Rafael Ortega
Copyright Francis Alys, Courtesy Galerie Peter Kilchmann, Jan Mot and David Zwirner Gallery (Francis Alÿs Mdia Kit, Biennale di Venezia, 2022)
Per scoprire tutte le parole del nostro Alfabeto, vai al nostro Glossario
