
I giovani NEET tra vulnerabilità e risposte possibili
In Europa, oltre un giovane su dieci tra i 15 e i 29 anni non studia, non lavora e non è inserito in percorsi formativi. Dietro la sigla NEET si nascondono traiettorie fragili, spesso segnate da difficoltà educative, disuguaglianze sociali e problemi di salute mentale.
Le evidenze più recenti mostrano come arte e cultura possano rappresentare leve concrete per contrastare isolamento, disimpegno e mancanza di prospettive. La partecipazione ad attività artistiche e culturali favorisce ben-essere, competenze trasversali, fiducia e senso di appartenenza, incidendo su quei fattori psicologici e sociali che alimentano il rischio di esclusione.
In Italia, il progetto europeo C.O.P.E. – Capabilities, Opportunities, Places and Engagement ha sperimentato un modello innovativo basato sulla prescrizione sociale, coinvolgendo giovani NEET anche “off the radar” e mettendo in relazione servizi pubblici, realtà culturali e risorse della comunità. I risultati mostrano un miglioramento significativo del ben-essere mentale e un impatto sociale ed economico rilevante.
Integrare arte e cultura nei percorsi di supporto ai giovani non significa sostituire i servizi esistenti, ma ampliare le possibilità di accesso, relazione e crescita, costruendo risposte più eque e inclusive.
Ne scriviamo sul blog di IBSA Foundation for scientific research, nell’ambito del programma strategico culturaesalutech, con la nostra presidente Catterina Seia e Elena Rosica (Area ricerca CCW).
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