S come Scelta. La parola di Ottobre del nostro Alfabeto per il domani

S come Scelta. La parola di Ottobre del nostro Alfabeto per il domani

La parola di questo mese per l’Alfabeto per il domani di CCW, parole che si fanno opere, che si fanno azioni, è scelta. 
Un concetto che porta con sé l’immagine del bivio e l’idea di dover decidere tra due possibilità: ma è davvero così?

La riflessione, come sempre, è di Giovanna Brambilla, storica dell’arte, esperta di partecipazione e membro della comunità di conoscenza di CCW.

Si parla molto di scelta tra due opzioni, forse in questi giorni più che in altri, ma nel dibattito politico, e a volte anche il quello culturale, emerge sempre il bivio, ovvero l’identificazione di due strade tra le quali identificare la migliore.

Ne è prova inconfutabile il dipinto Ercole al bivio, che il pittore bolognese Annibale Carracci crea per il palazzo del potente cardinale Odoardo Farnese, a Roma, all’inizio del Seicento. Vi si vede, al centro, in atteggiamento pensoso, un giovane Ercole, appoggiato alla clava. Alla sua destra – da sempre, nella pittura occidentale, la parte del bene – una donna che rappresenta la Virtù; i suoi vestiti sono sobri, ai suoi piedi si vede un poeta con la corona d’alloro, pronto a scrivere le gesta di chi seguirà la Virtù sulla strada in salita che lei prontamente indica. In cima al sentiero impervio c’è Pegaso, cavallo alato, simbolo di virtù ma anche elemento dello stemma dei Farnese, quasi a “sponsorizzare”, non troppo velatamente, questa scelta.

A sinistra, invece, la Voluttà, una donna, di schiena, abbigliata in modo più sensuale, e qui dobbiamo aguzzare lo sguardo. Cosa c’è ai suoi piedi, in un prato fiorito? Strumenti musicali, spartiti, maschere da teatro, carte da gioco, a raccontare un futuro di piacere e di vizio. A chi osserva il dipinto raramente viene da mettere in dubbio, oggi, nel XXI secolo, la composizione nel suo significato. La si studia, la si descrive, e tutto si ferma lì.

L’arte dovrebbe accendere il pensiero, però, e allora, chiamati a dire la nostra, come potremo giudicare l’opera, leggendola un po’ controcorrente? Preferiamo compiere imprese che ci diano visibilità e ritorno mediatico o dedicarci alla cultura, alla musica, al teatro? E ancora, davvero la virtù prevede l’astinenza dal piacere? 

La definizione ICOM di Museo non afferma che questi luoghi possono creare anche occasioni di piacere? Il gioco delle carte – penso al burraco – non è un’occasione di convivialità, scambio, incontro, allenamento cognitivo per anziani e anziane (e non solo) che si danno appuntamento settimanale? La frequentazione della cultura – concerti, cinema, orti botanici, musei di ogni tipo – oramai è scientificamente provato che cura, che fa bene, che è elemento cruciale del ben-essere di ognuno di noi. 

Guardando l’Ercole al bivio, allora, l’invito è ad attivare il nostro pensiero: riconoscere l’altissimo livello di quest’opera, da un lato, e dall’altro rivendicare che noi non siamo Ercole, e che quello non è il nostro bivio, e che la strada che desideriamo scegliere è un’altra. 

Quella, certamente in salita, che vede la possibilità di assicurare a ogni persona il diritto a godere del progresso scientifico e della cultura, come si legge nell’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, e che l’accesso all’istruzione, difeso dall’articolo 34 della nostra Costituzione, è alla base di questo cammino, e va difeso con le unghie e con i denti.

Annibale Carracci, Ercole al bivio, 1595-1596, olio su tela, 167×237 cm, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli

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