
Leggere, cioè vivere
La lettura è una pratica alla quale CCW dedica grande attenzione, per la sua potenziale pervasività ed efficacia nel nutrire le vite.
Aprire un libro non è un passatempo colto, non un lusso per chi ha tempo, non un ornamento dell’anima. Leggere è una forma di salute pubblica.
In un tempo segnato da velocità, frammentazione e sovraccarico informativo, la lettura torna così a configurarsi come pratica profondamente relazionale, capace di incidere sul ben-essere individuale e collettivo.
Uno studio della Yale School of Public Health, pubblicato sulla rivista Social Science & Medicine, ha seguito migliaia di persone per 12 anni: chi legge libri regolarmente vive mediamente più a lungo, in buona salute, con un vantaggio di sopravvivenza significativo rispetto a chi non legge. È un dato che colpisce. Ma, in fondo, non ci sorprende.
Perché leggere significa anche questo: abitare la complessità, allenare l’empatia, tenere attivata la memoria, l’immaginazione, la curiosità, imparare a dialogare meglio, di più e odiare di meno.
Ogni biblioteca aperta è un presidio contro la solitudine. Ogni insegnante che fa amare un libro è un operatore di salute civica. Ogni genitore che legge una storia la sera compie un gesto politico nel senso più alto del termine. Perché la salute non è soltanto assenza di malattia.
È una prospettiva che attraversa anche il lavoro portato avanti da Letture Lente e che come CCW continuiamo a considerare centrale: riconoscere nella lettura non un gesto individuale, ma una vera infrastruttura culturale, che contribuisce a costruire partecipazione, uguaglianza e capacità di immaginare futuro.
Una riflessione della nostra presidente Catterina Seia, leggi l’articolo e ascolta il contributo audio qui
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