
R come Rete. La parola di Maggio del nostro Alfabeto per il domani
Rete è il termine scelto per questo mese dall’Alfabeto per il domani: lettere che diventano parole, parole che diventano opere, opere che generano conoscenza e coscienza, il percorso affidato da CCW alla storica dell’arte Giovanna Brambilla, esperta di partecipazione, membro della comunità di conoscenza di CCW, che ci accompagna nella riflessione.
“C’è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due reste con funi e catene e passerelle. Si cammina sulle traversine di legno, attenti a non mettere il piede negli intervalli, o ci si aggrappa alle maglie di canapa. Sotto non c’è niente per centinaia e centinaia di metri: qualche nuvola scorre; s’intravede più in basso il fondo del burrone. Questa è la base della città: una rete che serve da passaggio e da sostegno. Tutto il resto, invece di elevarsi sopra, sta appeso sotto […]. Sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge”.
Così Italo Calvino, ne Le città invisibili, raccontava di Ottavia, città sottile, appesa a un filo, capace di raccontare il senso del limite. La compresenza di luogo dell’abitare e luogo della fine è sotteso a un’opera poetica ma perturbante dell’artista Mona Hatoum, realizzata per la mostra Over, under and in between presso Fondazione Prada a Milano.
Un’opera che, tramite la metafora immaginifica della rete, affronta questioni quanto mai attuali per l’umanità del XXI secolo: l’intreccio tra fragilità, data dalle sfere di vetro, e la tenuta, nella rete dei cavi d’acciaio, l’importanza delle interconnessioni e delle relazioni, che però possono essere al tempo stesso sostegno o vincolo, l’onnipresenza della rete, che accompagna la nostra esistenza, ma che va vissuta come uno strumento, senza cedere a un affidamento totale, a una delega, e al rifiuto della fatica del pensiero complesso, per non fare del World Wide Web una trappola e non una dimora.
In Web, che Mona Hatoum paragona anche a un cielo stellato, l’artista parla di interconnessione, e lo fa attraverso un verso del poeta tardo vittoriano Francis Thompson: “non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella”. Nella concezione creativa di Hatoum, di origine palestinese, nata in Libano, trasferitasi per studiare a Londra e diventata una figura di calibro internazionale, l’idea di “uncanny”, di elementi che uniscono familiarità e inquietudine, è intrecciata in ogni suo lavoro, per ricordarci che nulla è neutrale, assoluto o irrilevante.
Conflitti lontani o cecità sulla questione climatica possono scuotere le fondamenta della nostra società, reti di solidarietà possono promuovere la nostra salute, reti di controllo minare la nostra libertà. La connessione digitale, come ricorda Byung-Chul Han, facilita il contatto, ma indebolisce il legame, e Web, sospesa su di noi con delicatezza e con tenacia, ci racconta che entrambi sono preziosi e che le relazioni, forti e fragili allo stesso tempo, sono le stelle polari della nostra vita.
Mona Hatoum, Web, 2026
Sfere di vetro trasparente soffiato a mano, cavo di acciaio inossidabile
Foto: Roberto Marossi
Courtesy Fondazione Prada
Il termine Rete è un mantra polisemico nelle nostre esistenze. Per CCW è un modello di intervento: il ben-essere delle persone, soprattutto di fronte a sfide complesse e interdipendenti, deve essere pensato come l’esito di un “concerto” tra settori e attori.
La rete non è un punto di partenza, ma un esito: nasce da una comune visione, da un atto intenzionale di riconoscimento reciproco e di impegno condiviso tra soggetti diversi, da alleanze. Come nella Città Sospesa evocata da Italo Calvino o nella trama fragile e resistente di Mona Hatoum, è proprio l’intreccio tra competenze e responsabilità a generare tenuta e possibilità.
Le reti diventano così spazi vivi, dove la relazione non è solo connessione, ma costruzione continua, radice generativa. In questo orizzonte, affrontare il ben-essere significa abitare la complessità in modo condiviso, riconoscendo che ogni legame attivato contribuisce a dare forma all’intero ecosistema. CCW ne ha esperienza, accompagnando territorialmente le costruzioni. Per questa ragione Rete è la parola del mese dell’Alfabeto per il domani, curato da Giovanna Brambilla, esperta in processi partecipativi: le parole, diventano opere e si trasformano in azioni.
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