M come MARE

M come MARE

L’alfabeto, con i simboli che rappresentano i suoni del linguaggio parlato, da millenni è una delle basi per la comunicazione umana. CCW ha affidato alla storica dell’arte Giovanna Brambilla, membro della propria comunità di conoscenza, sulle urgenze del tempo presente, lo sviluppo di un Alfabeto per il domani, che parta da lettere che diventano parole, parole che diventano opere, opere che generano conoscenza e coscienza.

Risorse da tutelare e costruire, mettere in azione, insieme, ogni giorno.

Mare

“Non capita spesso di pensare al mare quando è inverno, eppure nulla come il mare, dove spesso si appunta il nostro desiderio di riposo e calore, si trasforma, ad altri sguardi, come l’attraversamento necessario per il miraggio di una riva e di una vita gravida di promesse. Le parole, la loro traduzione, e la loro tradizione nei vissuti delle persone, invertono la rotta seguendo gli sguardi. Un’artista, Daniela Ortiz, ha fatto di questo tema cruciale, quello dei significati, il soggetto di un lavoro che ha preso la forma di un Abecedario, confezionato con immagini che hanno il sapore delle illustrazioni di inizio Novecento, piacevoli, con colori pastello, ognuna legata a una lettera, ogni lettera declinata secondo una serie di vocaboli che hanno quell’iniziale.”

La scelta cade ora, e non a caso, sul Mar Mediterraneo, che la Ortiz ricorda essere sia il mare dove la classe “media” va in vacanza sia quello nel quale più di 50.000 “Migranti” sono morti o scomparsi, come si legge nella concisa e tagliente legenda al piede dell’illustrazione.

Un mare rimosso, una sepoltura silenziosa e continua, un’amnesia necessaria, che l’arte, con icastica semplicità, ci consegna invece nella sua duplice veste, catturando lo sguardo con la delicatezza formale per obbligarlo a una visione profonda, capace di opporsi a quel “bispensiero” raccontato da George Orwell in “1984”, in cui il rischio quotidiano di annegare la coscienza resta ora più che mai alto.”

Daniela Ortiz, Mediterraneo, da El ABC de la Europa racista, 2017.

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