
S come SPERANZA
CCW ha affidato alla storica dell’arte Giovanna Brambilla, membro della propria comunità di conoscenza, lo sviluppo sulle urgenze del tempo presente di un Alfabeto per il domani, che parta da lettere che diventano parole, parole che diventano opere, opere che generano conoscenza e coscienza.
La parola scelta per ottobre è Speranza accompagnata dall’opera del collettivo Claire Fontaine Jeton (Please God), 2016.
Abbiamo bisogno di speranza, anche quando il mondo intorno a noi sembra negare ogni nostra determinazione a coltivarla, ne abbiamo bisogno non solo per le grandi aspirazioni ma anche per la nostra quotidianità, per ogni piccolo gesto o scelta che costruisce il nostro modo di dare vita a una visione del futuro. Come afferma il teologo Pierangelo Sequeri, la speranza “è la trasformazione che il desiderio subisce quando, consapevole della finitezza, coltiva nondimeno la propria giustizia”. È un pensiero forte, questo, nell’esplicitare una connessione necessaria tra speranza e giustizia. A sostenerci in questa riflessione è un’opera del collettivo Claire Fontaine, da sempre impegnato sui temi della riflessione sulla giustizia sociale. A vederli sono gettoni, un oggetto molto diffuso, soprattutto in Nord Europa, prodotto da aziende che così veicolano il proprio nome o la brand identity, pensato in sostituzione delle monete per sbloccare i carrelli del supermercato. Questa volta però, ad essere messo in circolazione non è uno slogan pensato per incentivare il consumo, condizionare gli acquisti, farsi strada sottotraccia nelle abitudini delle persone, ma è una frase che oscilla tra una preghiera e un augurio. “Please God Make Tomorrow Better”, per favore Dio, fa in modo che il domani sia migliore.
La frase potrebbe essere anche scritta su uno striscione, o recitata come il versetto di un salmo, ma Claire Fontaine desidera che l’arte sia veicolo di pensiero critico e così queste parole sono state trasformate in una scritta al neon o, come in questo caso, incise sui gettoni. Un oggetto che si sostituisce alle monete, senza averne il valore economico, diventa traghettatore agile di un sentimento potente come la speranza. La possiamo avere in tasca, possiamo trasmetterla a qualcuno, perderla, liberarcene, ma il senso che i gettoni acquistano grazie alla frase li eleva a
dispositivi di pensiero, così piccoli da stare in una mano, così incisivi da colpire nel segno e sostenere la speranza, a tutti i costi.
