
A come ASCOLTO
CCW ha affidato alla storica dell’arte Giovanna Brambilla, membro della propria comunità di conoscenza, lo sviluppo sulle urgenze del tempo presente di un Alfabeto per il domani, che parta da lettere che diventano parole, parole che diventano opere, opere che generano conoscenza e coscienza.
Ad aprire il mese di agosto è A come Ascolto accompagnata dal dipinto Tre musicisti (Allegoria dell’udito) di Rembrandt van Rijn [1624-25].
L’estate è un momento perfetto per dedicarsi all’ascolto, forse perché è più possibile staccare dalla routine quotidiana, forse perché intorno c’è più silenzio. Secondo Epiteto, filosofo di origine ellenica vissuto nella Roma imperiale, esponente della corrente dello stoicismo, “Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà”, e questo mese assolato, che vede i quotidiani e i telegiornali investirci con notizie , pareri e gossip, e allo stesso tempo ci dà più agio per coltivare le amicizie, deve allenarci ad ascoltare, nella consapevolezza che l’ascolto non è silenzio
passivo, ma incessante esercizio di discernimento, di elaborazione, fondamentale per comprendere a fondo. Può guidarci un’opera giovanile di Rembrandt, grande maestro nell’affrontare l’umano; si tratta di Tre musicisti, da leggere come Allegoria dell’udito. In primo piano un uomo e una donna anziani, in un ambiente notturno, rischiarato da una luce fuori scena, intonano un canto, e dai loro volti leggiamo una partecipazione sincera. Alle spalle un giovane, che si aggiunge, con una voce più sommessa, alla melodia. L’opera capovolge l’iconografia classica del soggetto, in cui di solito sono giovani amanti a suonare o cantare, e lo fa per intrecciare il tema allegorico con quello della sapienza data dall’età, e quello dell’armonia – musicale – dato dalla concordia affettiva. Ogni allegoria dell’udito, e quindi dell’ascolto non svagato, evoca o mette in scena la produzione di suoni, e lo fa proprio per coinvolgere l’osservatore o l’osservatrice in una modalità “mute”. Silenziare tutto, eliminare i rumori delle distrazioni e reimparare a vedere un’opera, a immaginare la musica. Tutto questo non dovrebbe durare un istante, ma cambiare la nostra modalità di relazione. Faremo con le persone che circondano e con le notizie che ci assediano la stessa cosa? Saremo capaci di dedicare all’altro da noi e alle questioni politiche, climatiche, economiche, culturali e sociali, l’attenzione che meritano?
