S come Stare. La parola di Aprile del nostro Alfabeto per il domani

S come Stare. La parola di Aprile del nostro Alfabeto per il domani

Stare è il termine scelto per questo mese dall’Alfabeto per il domani: lettere che diventano parole, parole che diventano opere, opere che generano conoscenza e coscienza, il percorso affidato da CCW alla storica dell’arte Giovanna Brambilla, esperta di partecipazione, membro della comunità di conoscenza di CCW, che ci accompagna nella riflessione.

Bisogna allenarsi a “stare” mentre si vive

Stare all’erta per non farsi sfuggire quelli che Chandra Candiani definisce i “miracoli del noto”, vale a dire le cose straordinarie che affiorano da ciò che è abitudinario e che quindi sono alla portata di tutti, in qualsiasi momento. Lo considero come un allenamento al vivere». Queste sono le parole di Emma Ciceri, intervistata da Giuseppe Frangi a proposito della mostra inaugurata di recente a Bergamo nell’Oratorio di San Lupo, dove un’installazione merita di essere scelta e raccontata per parlare di cosa significa “stare”. 

San Lupo era un oratorio di una confraternita, e nel tempo la sua cripta venne usata per ospitare i resti delle persone morte sole, prove di possibilità economiche, senza cura e accompagnamento. Destinato dalla Diocesi di Bergamo alle mostre d’arte contemporanea, dopo un ripristino che ha fatto della cripta un luogo espositivo, l’artista si è presa del tempo per stare, da sola, in questo spazio, mettersi in ascolto. 

“Stare” non è semplice, travolti come siamo dalla fretta, dagli impegni, dalle fatiche, dai doveri, ma è un’azione necessaria per prendersi cura di noi stessi, degli spazi che ci viene chiesto di onorare con la nostra presenza, del nostro stesso lavoro, se desideriamo che sia portato avanti con serietà e attenzione.

E per l’artista camminare in quell’architettura suggestiva ha voluto anche dire farsi carico di quelle persone senza possibilità che per un certo tempo hanno avuto lì una sede in cui recuperare dignità, ma che ora non ci sono più, e l’assenza continua a narrarne la permanenza tra queste mura. Da lì è nata un’installazione poetica, struggente e al tempo stesso leggera: chi cammina in quella penombra attraversa una pioggia di minuscoli coriandoli bianchi, lievi come un’impalpabile neve, che animano uno spazio altrimenti immobile. 

Ma anche camminare, un’azione così legata all’umanità, significa stare per un certo tempo, in un luogo, e questa piccola bufera, nella sua breve durata, restituisce la memoria di cose note, allena al vivere, mescola le tracce del lutto alle orme della nostra visita e all’ingenuo stupore di questo impalpabile miracolo e ci aiuta, certamente, al coraggio quotidiano di andare avanti.

Immagine dell’Installazione “Morti soli”, dalla mostra Emma Ciceri a San Lupo, a cura di Giuseppe Frangi e Giuliano Zanchi, Bergamo, Oratorio di San Lupo, ph Francesca Colombi.

Per scoprire tutte le parole del nostro Alfabeto, vai al nostro Glossario.

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