
Leggere e scrivere possono ridurre del 40% il rischio di demenza. Lo attesta un nuovo studio
Su The Guardian, un contributo che mette in luce come dedicarsi ad attività intellettualmente stimolanti sia associato a un minor rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer, la forma più comune di demenza, e a un declino cognitivo più lento.
La demenza rappresenta oggi una delle principali sfide globali per la salute: secondo uno studio, pubblicato su Neurology, la rivista medica dell’American Academy of Neurology, e condotto da Andrea Zammit, del Rush University Medical Center di Chicago, la salute cognitiva in età avanzata è fortemente influenzata dall’esposizione ad ambienti intellettualmente stimolanti durante tutto l’arco della vita.
I ricercatori hanno seguito, per circa 8 anni, 1.939 persone con un’età media di 80 anni, che all’inizio dello studio non presentavano segni di demenza. I partecipanti hanno risposto a dei questionari relativi alle attività cognitive, all’accesso a risorse educative e culturali e alla propria condizione socioeconomica in tre fasi della vita: infanzia e adolescenza (fino ai 18 anni), età adulta (intorno ai 40 anni) ed età avanzata.
Tenendo conto di variabili come età, genere e livello di istruzione, i ricercatori hanno rilevato che livelli più elevati di stimolazione cognitiva nel corso di tutta la vita sono associati a un rischio inferiore del 38% di sviluppare il morbo di Alzheimer e a un esordio più tardivo della malattia: le persone che hanno avuto maggior accesso a opportunità culturali lo hanno sviluppato in media a 94 anni, 5 anni più tardi rispetto a chi avuto una minore esposizione a risorse e ambienti stimolanti.
Biblioteche, musei, programmi educativi per la prima infanzia e politiche pubbliche che favoriscono l’accesso alla cultura possono dunque svolgere un ruolo strategico nella prevenzione, contribuendo a ridurre l’incidenza della demenza e a promuovere un invecchiamento più attivo e consapevole.
Come CCW accogliamo con entusiasmo risultati come questi, che confermano scientificamente ciò che sosteniamo con il nostro lavoro quotidiano, dimostrando come la cultura, in ogni fase della vita, rappresenti una leva concreta per il ben-essere, capace di incidere sulla qualità della vita e di contrastare lo stigma legato alle malattie neurodegenerative.
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Leggi anche l’articolo CCW La prescrizione sociale per la gestione delle malattie croniche sul blog di IBSA Foundation for scientific research.
