
Arte e comunità: la cultura che cura
Negli ultimi due decenni, le pratiche artistiche e culturali sono entrate a pieno titolo nelle strategie di sanità pubblica, rivelandosi strumenti capaci di rafforzare il ben-essere e la salute fisica e mentale.
Molte di queste esperienze sono strettamente legate alla comunità che le ospita e generano coesione sociale, definita dal Consiglio d’Europa come la capacità di una società di garantire il ben-essere di tutti i suoi membri, riducendo le disparità, prevenendo l’emarginazione, valorizzando le differenze e offrendo a ciascuno i mezzi per partecipare pienamente alla vita collettiva.
Una revisione pubblicata nel 2025 su Frontiers ha individuato quattro aree chiave in cui gli interventi artistici community-based agiscono come leva di salute.
Il risultato è un ciclo virtuoso in cui l’arte genera coesione sociale e questa, a sua volta, alimenta ulteriormente la partecipazione, creando le condizioni per migliorare il ben-essere non solo individuale ma anche collettivo.
L’impatto è evidente anche tra i giovani: secondo uno studio condotto su 11.780 adolescenti statunitensi, la partecipazione ad attività artistiche scolastiche (musica, danza, teatro, giornalismo, club letterari) aumenta del 59% la probabilità di percepire sostegno dai coetanei. Un dato rilevante, se si considera che a livello globale circa un adolescente su sette soffre di un disturbo mentale, con ansia e depressione tra le condizioni più frequenti (OMS, 2024).
Ne hanno scritto a dicembre Catterina Seia ed Elena Rosica per il programma strategico Cultura e Salute. CH di IBSA Foundation for scientific research.
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