
D come Dignità. La parola di Dicembre del nostro Alfabeto per il domani
Apriamo l’ultimo mese dell’anno con la parola e l’opera scelte dalla storica dell’arte Giovanna Brambilla, membro della comunità di conoscenza di CCW, per lo sviluppo di un Alfabeto per il domani, che parta da lettere che diventano parole, parole che diventano opere, opere che generano conoscenza e coscienza.
Théodore Géricault è un artista straordinario per il suo sguardo coraggioso e non conformista sulla vita e sulla dimensione umana. Reduce dall’opera La Zattera della Medusa, che raccontava una tragedia con risvolti politici, l’artista affrontò un periodo di angoscia che lo avvicinò agli psichiatri innovatori Jean-Étienne-Dominique Esquirol e Étienne-Jean Georget sostenitori di una necessità di cura per i malati mentali, e di miglioramento delle condizioni in cui venivano tenuti e maltrattati.
Nulla si sa delle ragioni che spinsero Géricault a dipingere i ritratti degli “Alienati” per Georget, ma certamente il pittore francese seppe, attraverso l’arte, restituire la sostanza di quello che Georget ed Esquirol stavano facendo. Questi volti, inquadrati sulla tela secondo le regole della ritrattistica ottocentesca, affiorano grazie alla luce da uno sfondo scuro. I titoli coincidono con le diagnosi, si va dall’Alienato con monomania del furto, a quello con monomania del comando militare, fino all’Alienata con monomania dell’invidia e quella con monomania del gioco.
Prendiamo l’Alienata con monomania dell’invidia, chiamata anche “iena della Salpêtrière”. L’artista allontana da sé una rappresentazione grottesca o moralistica della follia, tipica dell’arte precedente e molto diffusa: il volto è eseguito in velocità, forse in un’unica posa, con un realismo impressionante, e con una posizione che sospende qualsiasi giudizio. L’alienata non è una caricatura della sua malattia, ma un ritratto della persona intera, della sua storia, della sua sofferenza, eseguito con rispetto.
Lì sta la dignità. Quella donna non è solo la sua patologia, ma un individuo con una storia, un’espressione, una sofferenza. La dignità risiede nel fatto che Géricault la vede e la dipinge come un essere umano: la pelle pallida, le rughe sulla fronte, la cuffia bianca da cui sporgono ciocche di capelli. E poi lo sguardo, uno sguardo incattivito, predatore, che non molla l’osso, e che le conferisce al tempo stesso gravità e dignità.
Dove la guarigione è lenta, a volte impossibile, ci insegna Géricault, l’unica cura è quella della restituzione della dignità, che risarcisce dal pregiudizio, mantiene umani, non confina nella malattia ma lascia aperta la strada, se questo mai potrà esserci, alla resilienza e al riscatto.
DIGNITÀ
Alienata con monomania dell’invidia
1819-1820, olio su tela, cm 72 x 58
Musée des Beaux-Arts, Lione
