
U di UMANITA’
Accogliamo la storica dell’arte Giovanna Brambilla, membro della comunità di conoscenza di CCW, per lo sviluppo di un Alfabeto per il domani, che parta da lettere che diventano parole, parole che diventano opere, opere che generano conoscenza e coscienza.
Deucalione e Pirra ripopolano il mondo dopo il diluvio, British Library, Harley 4225, c, 153r, Roman de la Rose, 1490-1450
Cosa potrà mai raccontarci questa immagine inquietante? Alla base c’è un mito, e una storia che parla di umanità.
Il mito, è, da sempre, un modo altamente poetico per raccontare l’eterna verità delle questioni umane. La violenza, la giustizia, la vita, la morte, la religione e la storia. Per questo esistono più di duecento narrazioni del diluvio, dalla Bibbia alla cultura dell’antica Grecia, dalla Cina all’India, dai nativi americani alle popolazioni dell’Africa. Oggi scegliamo quella raccontata da Ovidio nel suo poema Le Metamorfosi. La storia è quella nota: Zeus distrugge il mondo, gli uomin, gli animali, con una tremenda tempesta. Si vuole annientare il genere umano nei flutti, per la caduta della virtù. Sopravvivono due coniugi, anziani, devoti e senza figli, Deucalione e Pirra. Ritirate le acque, si guardano intorno, e sono presi da sconforto e pianto. Non c’è più nessuno, oltre a loro. Non esiste nessuno. Ed ecco che la dea Temi, invocata nel suo tempio, dice loro: gettatevi dietro le spalle le ossa della grande madre. Che significa? All’iniziale sgomento Deucalione risponde con la soluzione. Le ossa della terra sono le pietre e così i due, con tenacia e speranza, gettano dietro di sè le pietre, ed ecco il miracolo, come scrive Ovidio: “I sassi – chi lo crederebbe se non l’attestasse una tradizione così veneranda? – cominciarono a perdere la loro fredda durezza, ad ammorbidirsi a poco a poco e, ammorbiditi, a prendere forma”. dai sassi scagliati da Deuclaione nacquero gli uomini, le donne da quelli gettati da Pirra.
Perché preferire questa illustrazione all’arca di Noè e alla colomba? Perché la metafora che ci può guidare e quella della possibilità di rinascita dalle pietre. Del compito generativo che le persone hanno, al di là dell’essere o non essere famiglie. Dallo conforto per la morte del genere umano, della fiducia che la terra ha di ricucire le ferite e di riportare la vita dove c’è stata violenza, morte e sopraffazione. Quella pietra che racconta violenza, ma anche macerie, che può costruire e distruggere, si trasforma in seme. Viene lanciata dietro le proprie spalle, perché deve guidarci la fiducia. Una pietra è pesante, Deucalione e Pirra erano anziani, anche se questo abile miniatore ne fa una nobile coppia raffinata. Lanciare pietre dietro di sé è faticoso, ma la rinascita non è questione da poco, e per ricostruire l’umano viene chiesto non un miracolo dall’alto ma un impegno. E allora, forse, la vera domanda non è come si sopravvive al diluvio, ma cosa si fa dopo. Che pietre scegliamo di raccogliere, quali decidiamo di lanciare, e come. Perché ogni pietra può essere maceria o fondamento, la rinascita non è miracolo: è responsabilità. E l’arte, come il mito, ci ricorda che anche dalle rovine può nascere l’umano.
