
DEI. Le parole di Giugno del nostro Alfabeto per il domani
La Festa della Res-Publica è per CCW per celebrare, come senso, direzione, della nostra missione, i valori fondamentali della diversità, equità e inclusione che definiscono l’identità italiana. La nostra Nazione si fonda sul rispetto dei diritti e delle opportunità per tutti, affinché ogni individuo possa contribuire e prosperare in una società giusta e solidale. Uniti nella diversità, costruiremo un futuro migliore.
La parola del mese, per “L’Alfabeto per il domani” elaborata da Giovanna Brambilla, in cui parole diventano opere e azioni, è dedicata a questo acronimo che difendiamo nel quotidiano, come pilastro sociale. L’opera del mese è di Michelangelo Pistoletto, Gabbia, 1974 – Serigrafia su acciaio inox lucido 4 parti, 230 × 500 cm, courtesy l’artista, il Maestro che è nostra guida, candidato a Premio Nobel per la Pace.
DEI, non sono le moderne divinità di questa società liquida, ma è l’acronimo che indica Diversity, Equity & Inclusion, ovvero Diversità, Equità e Inclusione, tre parole affratellate, quasi fosse l’attuale rivisitazione di Liberté, Égalité, Fraternité, duecento anni dopo.
Il concetto nasce negli Stati Uniti dopo una lunga gestazione che viene fatta risalire alle prime politiche di integrazione nel settore pubblico sotto Truman, per arrivare al Civil Rights Act, fino alla diffusione del binomio “Diversity and Inclusion” a partire dagli anni Ottanta.
In Italia il percorso ha come volano la politica di integrazione scolastica e sociale con una scelta pionieristica, quella di abolire le classi speciali per studenti con disabilità grazie alla Legge 517 del 1977, segnando un cambio di paradigma verso la piena integrazione degli alunni con bisogni educativi speciali nelle classi comuni. Da lì prende l’avvio la conquista del concetto moderno e strutturato di DEI, che dagli anni ’90 in avanti si espande anche in ambito aziendale, grazie all’evoluzione del pensiero europeo e internazionale, sino ad essere riconosciuto come elemento strategico per la crescita e la sostenibilità delle organizzazioni italiane.
L’ideale racchiuso in DEI è fondamentale in ogni collettività, soprattutto nei tempi infuocati, in cui proprio il Paese da cui è partita la storia di questa conquista sta abdicando al suo rispetto e alla tutela della sua tenuta.
La Gabbia di Michelangelo Pistoletto può aiutarci con una immediatezza senza pari a cosa significhino Diversità, Equità e Inclusione: fa parte dei quadri specchianti, in alluminio, crea nella sala uno spazio altro, in cui si è immediatamente catapultati dietro le sbarre, nel nostro stesso tempo. È così possibile immaginarsi separati dalla comunità umana, e in molti Paesi del mondo basta davvero poco. Un credo religioso, l’orientamento sessuale, un’etnia di provenienza, un’appartenenza politica possono decretare una posizione di minorità se non di colpevolezza, falciando con crudele velocità il diritto di ogni essere umano al rispetto, alla libertà, alla possibilità di esprimere se stesso.
Le Gabbie di Pistoletto furono create negli anni Settanta, gli “Anni di Piombo”, quando l’Italia si vide spaccata in due, ed era troppo facile prendere le distanze da chi stava dalla parte della lotta armata, o non pensare che sarebbe bastato pochissimo per trovarsi dall’altro lato della storia.
Ora quella stessa opera, rinegoziata a cinquant’anni di distanza, può rivestire un significato non meno fondamentale: farci ricordare, anche solo per un attimo, che la democrazia è fragile, che serve l’impegno di ciascuno per tenerla viva, e che basta un soffio, un tempo di disimpegno, per trovarsi dall’altra parte, essere non necessariamente in prigione, ma certamente escluso, tagliato fuori, limitato nella possibilità di fare esprimere al massimo delle proprie possibilità un talento, di sentirsi luminosi nella propria dignità, e di non dovere cedere il passo a nessuno. Quelle sbarre, serigrafate, ma potenti nella loro capacità illusoria, siano l’antidoto all’ignavia, e aiutino a condividere l’estetica dell’impegno nella vita e nelle scelte quotidiane, avendo come orizzonte non il proprio cortile ma la collettività umana.
