Un cambiamento culturale necessario per la società della longevità

Un cambiamento culturale necessario per la società della longevità

Nella terza età la solitudine prolungata fa aumentare il 31% il rischio di demenza e deficit cognitivi.

Paolo Rossi Castelli restituisce sul blog di Ibsa Foundation i risultati, recentemente pubblicati sulla rivista scientifica Nature Mental Health, di uno studio effettuato dai neurologi ed epidemiologi dell’Università della Florida, guidati dall’italiana Martina Luchetti.

Sono state prese in esame 21 ricerche nell’ambito delle quali sono state coinvolte 600mila persone. Si tratta di uno dei più ampi studi mai realizzati sugli effetti della solitudine sulla salute mentale, fenomeno di vasta portata: i suoi impatti sul deterioramento cognitivo dal periodo pandemico sono diventati una emergenza di salute pubblica.

L’assenza di relazioni sociali provoca danni che si accumulano nel tempo e oggi è riconosciuta come uno dei fattori che innescano il declino. Va contrastata con ogni mezzo tramite azioni di socializzazione.

A questa visione fa eco il nostro impegno per promuovere un cambiamento culturale collettivo verso la terza e la quarta età a fronte dell’invecchiamento della popolazione: favorire ambienti inclusivi, contrastare l’ageismo e migliorare l’accesso ai servizi sanitari integrati dalle risorse di comunità. 

Tra il 1990 e il 2020 l’aspettativa di vita a livello globale è aumentata di 8 anni, raggiungendo i 72 anni. Si prevede che entro il 2030 il numero di persone over 60 aumenterà da 1,1 a 1,4 miliardi. Sono fondamentali quindi percorsi per invecchiare bene, con qualità della vita. La prescrizione sociale è uno strumento che può rispondere a questa sfida. 

Leggi il contributo di CCW firmato Catterina Seia e Marta Reichlin

Scopri di più da Cultural Welfare Center

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere