A come APPRENDIMENTO

Federico Casu, Mamme, New York City, 2014
Reflex digitale Nikon D800, zoom 17/35
@courtesy Federico Casu ph.

A come APPRENDIMENTO

CCW ha affidato alla storica dell’arte Giovanna Brambilla, membro della propria comunità di conoscenza, lo sviluppo sulle urgenze del tempo presente di un Alfabeto per il domani, che parta da lettere che diventano parole, parole che diventano opere, opere che generano conoscenza e coscienza.

Ad aprire il mese di novembre è A come APPRENDIMENTO accompagnata dalla foto Mamme, New York City di Federico Casu [2014].

Una fotografia di Federico Casu, vista per caso in una mostra, sembra l’immagine perfetta per la parola di novembre, “Apprendimento”, un termine che segna i nostri passi nella vita e nel mondo, non solo quando siamo piccoli, ma nell’arco dell’intera vita. Varie discipline indicano come l’apprendimento sia un cambiamento nei nostri comportamenti che trae la sua origine dalla relazione con l’ambiente e dal portato delle nostre esperienze, che ci consentono ogni volta di rimodellarci, ma quanti usano questa parola per parlare “anche” di sé, e non solo delle giovani generazioni? 

Protette dalla pioggia, quindi in una situazione di confort, che allontana il timore – ad esempio – di bagnarci, una donna, una bambina e la sua bambola si fermano nel traffico e tra lo scorrere della folla di New York, per guardare qualcosa. La donna, che immaginiamo madre, ma potrebbe essere anche una zia, una parente, in ogni caso un legame, guarda in alto e indica, e la bambina sta ancora spostando il suo sguardo, che indugia piano davanti a sé. Guardano nella stesa direzione, ma con angolature diverse mentre la bambola, tenuta stretta tra le braccia, racconta di un futuro passaggio di testimone. 

La calma, lo stare fermi nel vortice frenetico dandosi tempo, la capacità di guardare non i piedi ma il cielo, di levare lo sguardo verso l’alto, di esplorare partendo dalla propria misura sono elementi cruciali nell’apprendere, così come il gesto dell’indicare, che guida come una bussola l’esplorazione senza forzarla, salvando quella distanza che si rivela spesso decisiva quando si impara, perché consente la messa a fuoco, la riflessione. Quanto diverso, questo istante catturato dalla macchina fotografica, dalle aule in cui una batteria di ragazze e ragazzi può guardare solo il professore davanti a sé, quanto cruciale per ricordarci che si apprende in sistemi formali ma anche non formali, da un classico della letteratura ma anche dalle gemme di un albero che si schiudono. Quello che la donna indica alla bambina sarà oggetto di attenzione, indagine e pensiero per entrambe, perché non si apprende mai da soli, imparare è una questione collettiva, una cucitura relazionale, una costruzione di memoria condivisa. Anche con una bambola.

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