
C come CORAGGIO
CCW ha affidato alla storica dell’arte Giovanna Brambilla, membro della propria comunità di conoscenza, lo sviluppo sulle urgenze del tempo presente di un Alfabeto per il domani, che parta da lettere che diventano parole, parole che diventano opere, opere che generano conoscenza e coscienza.
Ad aprire il mese di settembre è C come CORAGGIO accompagnata dall’opera Una domenica a Rivara di Maurizio Cattelan [1992].
Un lenzuolo annodato che pende da una finestra. Traccia di un’evasione o eroica fuga? L’opera ha un titolo che potrebbe lasciare perplessi, Una domenica a Rivara, dove Rivara fa riferimento al noto castello. Era il 1992, e Maurizio Cattelan partecipava a una collettiva in questo luogo. Come egli stesso ricorda, «la sera prima dell’inaugurazione, tutti gli artisti dovevano rimanere a dormire al castello, ma io mi calai dalla finestra annodando delle lenzuola e fuggii. La mia opera fu quella. Le lenzuola annodate che penzolavano giù dalla finestra. All’inizio tutti pensavano a uno scherzo, ma poi quando non mi videro più capirono che non scherzavo affatto.».
Perché scegliere un’icona della fuga come segno di coraggio? Perché questa parola del nostro alfabeto non ha nulla a che vedere con la temerarietà e con lo sprezzo del pericolo – che un po’ c’è a calarsi così – ma piuttosto con la capacità di dire no. Di chiamarsi fuori. Potrebbe sembrare un paradosso, ma davanti alla moltiplicazione delle asserzioni, di chiunque su qualsiasi cosa, con ferocia o superficialità, la sospensione del giudizio è coraggio di saggezza. Davanti a una società competitiva e sempre più prestazionale, ma inadeguata in una formazione attenta alla persona, all’origine del malessere di così tanti adolescenti, è coraggioso chiamarsi fuori. Per Cattelan si trattava di uscire dalle logiche autoritarie delle istituzioni museali, per noi di ricordare che davanti ad alcune regole che non condividiamo, a un pensiero dominante in cui non ci riconosciamo, esiste l’obiezione. Quella dei giovani e delle giovani di Israele che scelgono di non combattere, quella dei docenti universitari italiani che davanti all’obbligo di giurare fedeltà al fascismo, si rifiutarono e persero la cattedra, quella del rifiuto della violenza di Gandhi, quella che soccorre, anche contro le leggi, i migranti braccati in molti paesi di confine. Coraggio, in fondo, è rispettare l’umano e avere la forza del dissenso, un dissenso non sterile e fine a se stesso, ma tedoforo di cura.
