E di EQUILIBRIO

E di EQUILIBRIO

Accogliamo la storica dell’arte Giovanna Brambilla, membro della comunità di conoscenza di CCW, per lo sviluppo di un Alfabeto per il domani, che parta da lettere che diventano parole, parole che diventano opere, opere che generano conoscenza e coscienza.
Jean-Baptiste-Siméon Chardin, La casa di carte, 1740-41
Olio su tela, 60,3 x 72 cm, The National Gallery, Londra

C’è un silenzio delicatissimo che avvolge quest’opera, lo si respira, rende chi osserva a sua volta cauto, quasi sentisse di disturbare la scena. Un ragazzino sta costruendo una casa di carte, con attenzione, consapevole della fragilità del suo scopo. Non si tratta di un dipinto di genere, ma di un ritratto, e il giovanissimo protagonista è Jean-Alexandre Le Noir, figlio di un noto ebanista e commerciante di mobili. L’identificazione rende leggibile su più livelli il significato dell’opera: se, da un lato, quella della costruzione di case e castelli di carte era una tematica che voleva alludere a quanto fossero fragili le azioni umane, effimeri i loro risultati, dall’altro, quasi come risposta solida a questa precarietà, l’opera potrebbe raccontare la predisposizione del ragazzo a costruire, quindi a seguire le orme del padre.

Il dipinto, però, ha un altro fuoco, in grado oggi di indicare una via da perseguire, ed è il concetto di equilibrio, senza il quale ogni azione, ogni gesto del ragazzino sarebbe vanificato. La parola, che unisce due termini – equità e bilancia, in latino libra – dice che ciò che dà stabilità e solidità a un sistema è il bilanciamento delle due parti, quindi non l’assenza di forze in gioco, ma la loro capacità di relazionarsi. Per posizionare le carte nel delicato equilibrio che consente alla costruzione di innalzarsi è importante la misura del gesto, l’accuratezza dello sguardo, la comprensione dell’insieme.

L’equilibrio è un valore da perseguire, forse oggi più che mai, per onorare l’umano che è in ciascuno di noi, e non per una sorta di rispetto all’etichetta e alla cortesia, ma proprio in considerazione della stabilità che si riesce a perseguire attraverso di esso: dal modo di interagire nei social, alla capacità di rispondere a situazioni che possono degenerare nella violenza, dalla relazione genitori e figli alla possibilità di essere operatori di paci quando si ricoprono posizioni politiche cruciali e di rilievo. Tutte situazioni che certamente ciascuno di noi ha attraversato, e che, se lette a livello della situazione mondiale di questo momento, parlano di scenari di drammaticità non eludibile.

Quindi no, l’equilibrio non sta nel chiamarsi fuori, nel silenzio codardo, nell’abdicare alle responsabilità, ma nella suprema consapevolezza di leggere le forze in campo, di investigarne le ragioni, di dare peso alle azioni e alle parole. Il ragazzino non ha semplicemente impilato le carte, ma le sta disponendo per costruire qualcosa di nuovo, dare vita a un sogno, fragile come ogni impresa umana, certamente, ma portatore di visione, di cambiamento, e di immaginazione.

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