L’ARTE NELLA VITA QUOTIDIANA. PER IL CAPITALE SOCIALE, PER IL BENESSERE DELLE PERSONE E DELLE COMUNITÁ

Vi presentiamo ogni mese alcune best practice esemplificative per le diverse aree di azione di CCW, selezionate sulla base del processo, multistakeholders, pensate per influenzare le politiche.

Le arti performative giocano un ruolo fondamentale nell’engagement dei cittadini e nel favorire una dimensione di attivazione sociale che promuove legami e salute di comunità, come emerge dalla ricerca condotta da 5 atenei italiani e 10 istituzioni di ricerca europei coinvolti nel progetto Prin-Perfomare il sociale che indaga le pratiche di formazione, cura e inclusione sociale attraverso le pratiche teatrali e performative. Il Teatro Sociale e di Comunità, coniugando partecipazione artistica attiva e cura psicosociale, è risorsa efficace sia le persone svantaggiate e/o vulnerabili sia per tutti coloro che desiderano fare un percorso di crescita personale e di cura di sé poiché potenzia una dimensione integrata della persona (corpo, emozioni, pensieri), sviluppa capitale sociale e resilienza, sostiene il benessere organizzativo e promuove tematiche sensibili. Social Community Theatre Centre (SCT | Università di Torino) promuove con la metodologia del Teatro Sociale e di Comunità la salute individuale – cittadini, pazienti e caregiver– e di comunità – territori, organizzazioni sanitarie/health facilities, scuole. Facendo riferimento alla salute come benessere fisico, psichico e sociale, pone l’accento sul potenziamento delle life skills, tra cui empatia, capacità relazionali, comunicative, decisionali. Tra i progetti di riferimento Caravan next-Feed the future (vincitore Creative Europe 2015), ) ha coinvolto attivamente con 40 percorsi in altrettante città europee, partendo da Torino, 13 partner in 18 stati internazionali, coinvolgendo le comunità sugli European Challenges of the Third Millenium, in modo particolare sul goal 3, Salute. Il progetto ha realizzato a Torino un’azione durata un anno in Aurora, nel Distretto Sociale Barolo e in Barriera di Milano.  Il team dell’Università di Torino ha monitorato il progetto nei tre anni di lavoro e dato origine a una pubblicazione sulla valutazione di impatto.