ARTE E OSPEDALI. DAL PASSATO AL PRESENTE. SIENA – SANTA MARIA DELLA SCALA

Vi presentiamo ogni mese alcune best practice esemplificative per le diverse aree di azione di CCW, selezionate sulla base del processo, multistakeholders, pensate per influenzare le politiche.

La questione dell’interdipenza tra ambiente e salute è antica. Ippocrate già nel 460 a.C.  nel suo “Trattato su acqua, aria e luoghi” ne sottolinea l’importanza per la salute del cittadino. I greci consideravano l’ambiente fisico e psicosociale come fattore della cosiddetta “arte della guarigione”. Gli Asclepia furono i primi ospedali, campus terapeutici sopravvissuti per dodici secoli nei territori ellenici, con strutture per l’arte e per la rigenerazione del corpo, come l’odeon, il teatro, stadio, palestra, pitture e sculture a richiamare il potere terapeutico del divino Asclepios. Lo “spazio dei sognatori”, che faceva parte di questi complessi, era concepito come luogo di astrazione e di concentrazione.

La tradizione ospedaliera fin dall’età alto-medioevale,  fino alle riforme quattrocententesche, prevedeva l’assistenza gratuita ai poveri e ai miserabili. Espressione della beneficienza e della magnificenza civica, prima ancora che “curare”, inteso come guarire la malattia, l’ospedale era il luogo del “prendersi cura”. Gli Hospitalia assolvevano opere di misericordia.

Come ci ricorda, Paolo Galimberti-Direttore del Servizio Beni Culturali-Fondazione IRCCS Cà Granda-Ospedale Maggiore Policlinico, una vera rivoluzione investe gli Ospedali italiani con il Rinascimento. La bellezza e il valore artistico degli ospedali rinascimentali è nota, tanto è che gli antichi edifici sono ancora oggi mete turistiche.

Nascono e si diffondono gli Ospedali Maggiori sul modello senese e fiorentino, con una riforma amministrativa che prevede il concentramento degli ospedali in una sola istituzione, l’ospedale appunto “Maggiore” e la trasformazione da luogo di ricovero generico a luogo di cura e guarigione, con la costruzione di edifici specifici, vere “macchine per la cura”. Nei fabbricati tutto concorre alla salute: la funzionalità, l’abbondanza d’aria, luce e acqua e anche il bello.

Tra i casi più significativi a partire dagli ospedali toscani, che Leon Battista Alberti definiva “magnifici” troviamo  Santa Maria della Scala a Siena con i suoi affreschi,  San Matteo e degli Innocenti a Forenze, l’ospedale del Ceppo a Pistoia con le maioliche dei Della Robbia.

Santa Maria della Scala è un luogo che rimane tale per mille anni, attivo dall’anno mille fino al 1995, di fronte al Duomo di Siena, con un significato simbolico preciso situandosi lungo la via Francigena. Il “Cielo del Pellegrinaio” è un esempio artistico straordinario, ma soprattutto è quanto i malati vedevano sdraiati, modificando il loro vivere la malattia.

La maestosità degli ospedali è un fenomeno europeo: a Roma l’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, a Venezia  la Scuola Grande di San Marco- oggi ospedale civile-, a Baune in Borgogna il celebre Hotel-Dieu  e ancora spese documentate a Mantova, Pavia, Como, Cremona, Lodi.

La ricerca della massima qualità è evidenza all’Ospedale Maggiore di Milano, nato su volontà di Giangaleazzo Visconti e  Francesco Sforza, affidato al fiorentino Antonio Averlino, il “Filarete”. Pianta a croce greca e una serie di innovazioni “tecnologiche”, originali e assolutamente ineguagliate per secoli, come servizi igenici provvisti di fognatute (Milano avrà un sistema fognario solo nell’Ottocento).

Opere d’arte vengono commissionate ad importanti artisti, come Francesco Solari e Cristoforo Luvoni.  Quello che unisce la crociera della Ca’ Granda al corridoio dei malati di Siena è una profonda armonia di spazio, luce e bellezza

I lavori di edificazione si interrompono e riprendono un secolo e mezzo dopo. Nel Seicento non si trascura la tradizione artistica. Nel fabbricato Carcano, dal nome del mecenate, la pala d’altare è dipinta da Francesco Barbieri, “Il Guercino”. Un ospedale oggetto di ammirazione da tutti i viaggiatori del Grand Tour e dopo di loro da Montesquieu e Stendhal. Nell’era moderna la Ca Grande diviene anche modello per altri ospedali europei.

Anche nel Settecento, con il completamento dell’area Macchi con sobrie forme Neoclassiche con il pregio “della semplicità, comodo, salubrità, la nettezza”, continua la tradizione di decoro di grande qualità e di committenza di opere d’arte. Nell’Ottocento nasce il Policlinico, che certamente risponde a mutate esigenze igeniche e funzionali, ma nella sua efficienza non trascura gli aspetti artistici. Nei padiglioni è esplicito l’obiettivo di far percepire l’ospedale non come “istituto tetro di malinconia e di triste presagio” , ma “simpatico e ridente”, ispirando a chi vi soggiorna “un senso di piacevole benessere”. Nel 1935, l’Enciclopedia Italiana Treccani, parla chiaramente di “fattore psicologico”, nel “rendere il luogo accogliente e suggestivo” e di “ospedali aggiardinati”. A Milano si commissionano gruppi scultorei a Francesco Messina e Arturo Martini. Nell’ospedale di San Carlo Borromeo (1965-1967), la chiesa commissionata a Giò Ponti è un vero capolavoro.

Finchè la medicina è stata scarsamente efficace (cioè fino a tempi recentissimi), l’assistenza alla persona, prima ancora che quella fisica, era il compito principale. Luoghi in cui l’esperienza estetica è anche spirituale.

La nostra epoca ha privilegiato  la funzionalità, ma la transizione dall’approccio biomedicale di cartesiana memoria, che differenziava il corpo dallo spirito, a quello biopsicosociale, ha introdotto una visione olistica che pone il paziente al centro dei suoi rapporti psicofisici con il contesto ed è determinata in maniera preponderante dalle condizioni ambientali, sociali e culturali.

Il paziente non è più considerato come una meccanica sommatoria di parti da curare, com’era nella visione biomedicale, ma come un sistema integrato costituito da componenti fisiche, psichiche e spirituali. Il paziente deve essere messo nelle condizioni di riappropriarsi del proprio processo di guarigione.

Questa convinzione portò già Florence Nightingale, nel 1800 a considerare alla stessa stregua l’igiene ospedaliera e i “capricci”, la varietà delle forme, la brillantezza dei colori, l’estetica degli oggetti,  the fances in inglese, la luce naturale e il loro indubbio effetto sul percorso di guarigione,  ancorchè, cita espressamente, non “se ne sia ancora compresa la ratio”.

Oggi le caratteristiche percettivo-sensoriali dell’ambiente assumono una valenza strategica nella progettazione degli spazi architettonici, conferendo enfasi agli aspetti psicoemotivi e valore semantico agli spazi.

Alcuni i punti chiave sono: il wayfinding– l’orientamento all’accesso, capacità di raggiugere la meta,  che genera stress, la privacy, la luce naturale, il giardino terapeutico, i landmarks che conferiscono allo spazio una identità, le aree di attesa che deveno essere in un ambiente inondato di luce per facilitare l’interazione sociale.