Tu se canon. Pour un manifeste de la mode inclusive

Vestire la diversità, accettare le differenze. Si terrà a Ginevra, il 24 settembre, nella Sala Comunale di Lancy, la giornata di studi “Tu se canon. Pour un manifeste de la mode inclusive“, promossa dall’Associazione Asa (Associazione di Handcap Mental) e dall’Associazione Mir’Arts. Una giornata in cui si presenterà la mostra L’habit habité, a cura di Elisa Fulco e Teresa Maranzano (Villa Bernasconi, Ginevra, maggio 2021),  un progetto di ricerca che indaga il legame profondo tra abito e identità, le analogie tra architettura e anatomia, tra spazio abitato e vestito,  partendo dalle corrispondenze tra opere di  provenienza diversa –  collezioni outsider, etnografiche, collezioni pubbliche e private di artisti contemporanei. Un’occasione per  interrogandosi sulla “sostenibilità sociale” della moda, con l’intervento di mediatori, di stilisti, di studiosi, di studenti, di educatori e operatori, di artisti, disabili inclusi, per comporre insieme un primo manifesto di moda inclusiva,” adattiva,”che sostiene e protegge le persone,  dando la parola a chi sta già progettando abiti a misura delle persone disabili (Open Style Lab di New York), agli Atelier,  agli artisti disabili riuniti dal programma Mir’arts e agli studenti della HEAD di Ginevra che collaboreranno insieme.

Si intitola “L’Arte della Libertà. Diario di un modello inclusivo”, il  catalogo appena pubblicato (Acrobazie edizioni),  a cura di Elisa Fulco e Antonio Leone, che racconta come un diario di bordo il dietro le quinte di un processo durato un anno, che ha introdotto la pratica artistica e l’arte contemporanea all’interno e all’esterno della Casa di Reclusione Calogero di Bona Ucciardone di Palermo.

Dal workshop con l’artista Loredana Longo, da cui è scaturito un montaggio inedito di parole, di immagini e di storie,  realizzato dal gruppo di trenta persone tra detenuti, operatori penitenziari, operatori socio – sanitari e operatori culturali, alla mostra finale “Quello che rimane”, presentata a Palazzo Branciforte di Palermo; dal laboratorio permanente all’interno del carcere, ai laboratori tenuti dagli artisti settimanalmente; dalle lezioni di arte contemporanea in carcere alle visite guidate nei principali musei cittadini.

Un modello di ”art care” che si presta ad essere replicato e adattato a contesti diversi, che va conservato e messo in sicurezza perché dimostra che è possibile tenere insieme bellezza, welfare giustizia sociale.  Interventi in catalogo di Raffaele Bonsignore, Presidente Fondazione Sicilia; Carlo Borgomeno, Presidente Fondazione CON IL SUD; Elisa Fulco e Antonio Leone, Co -curatori; Sergio Paderi, psichiatra e referente scientifico ASP;Giulia Ingarao, storico dell’arte e referente didattica; Simone Lucido, sociologo, referente monitoraggio.